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"PRATICA...MENTE ADOLESCENTI"
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CORSO DI
AGGIORNAMENTO
Novembre/Dicembre 2006
PRATICA…MENTE
ADOLESCENTI
(appunti personali, non rivisti dai
relatori)
Il corso
verte sui vari tipi di dipendenze.
Primo
incontro (Relatori: Dr. Marino, psichiatra, e don Rigoldi):
TOSSICODIPENDENZE E BULLISMO
DR. MARINO:
Domanda: quali sono gli effetti delle sostanze e quale differenza
intercorre tra sostanza lecita e sostanza illecita?
Risposta: Esistono sostanze che creano un maggior danno a livello di
assuefazione e altre che ne creano meno. La causa della
dipendenza, però, non risiede nella sostanza, in quanto la
dipendenza è causata dal deficit del sistema di ricompensa
cerebrale. Chi non è soddisfatto della vita, per migliorare
il livello di benessere, si dà alle droghe, all’alcol,
alla bulimia. Ma dobbiamo considerare che è la natura
stessa che ci dà cose che ci gratificano. La dopamina, per
esempio, è una sostanza che ognuno di noi ha e che ci dà
senso di gratificazione. Tuttavia, ¼ delle persone fatica a
star bene ed è quindi più soggetta alle dipendenze. La
vulnerabilità individuale è un elemento importante al
riguardo. Per esempio, se diamo morfina ad un malato anche 4
o 5 volte al giorno, per sedare il dolore, questa non gli dà
dipendenza, mentre l’eroina “da strada” è diversa,
perché allungata con altre sostanze e dà dipendenza. Ne
deduciamo che le caratteristiche delle sostanze giocano un
ruolo importante, ma non decisivo. E’ risultato che il
tabacco è la sostanza che dà più assuefazione, anche se
le droghe sono più pericolose e distruttive.
DON
RIGOLDI:
D: Quali sono le sostanze più in voga?
R: Molti adolescenti hanno la convinzione che sia “trendy”
drogarsi o almeno provare. Questa è la prima condizione
mentale che spinge un giovane ad accostarsi alle sostanze
stupefacenti. E’ di moda “farsi la canna”, e fare uso
di coca (quest’ultima ci eleva dal proletariato).
Tuttavia, le sostanze danno effetti diversi, secondo chi le
usa, in quanto legate alle condizioni psicologiche del
consumatore. A poco serve che noi adulti cerchiamo di
spaventare o proviamo a drammatizzare: timore e dramma non
sono validi deterrenti. Non è vero che dallo spinello si
arriva al buco, e questo i giovani lo sanno benissimo, ma può
essere una premessa
per. Legalizzare la droga è sbagliato, poiché equivale
a renderla più accessibile.
D:Ma quali sono i motivi per cui uno assume tali sostanze?
R: I giovani rispondono che la droga si prende perché è bella,
buona e fa star bene. Ma poi se ne pagano le conseguenze.
E’ quindi INUTILE che noi adulti cerchiamo di spaventare i
nostri giovani: SPIEGHIAMOGLI PIUTTOSTO I RISCHI!
Alcune droghe danno grandi capacità di relazionarsi agli
altri, altre danno prestanza fisica, potenza e fanno sentire
importanti. Ma è tutta un’illusione. Illusione di poter
avere relazioni pulite, empatiche. Grosso danno è pensare
di essere perone che possono comprare la felicità ed il
benessere.
DR.
MARINO:
D: Che differenza c’è tra uso,
abuso e dipendenza?
R: L’uso di una sostanza è qualcosa di economicamente vantaggioso
per la persona, che ci guadagna più di quanto ci perde.
Nella vita, c’è una serie di interrogativi che ci
poniamo, che generano ansia, in quanto mancano di una
risposta che si può trovare solo nella religione. Ad
esempio: Che senso ha la mia vita? Che senso ha tutto quello
che faccio? Purtroppo, la scienza e la tecnica hanno
diminuito il valore del sacro e gli adolescenti hanno
bisogno di eroismo e di emozioni.
Se si vuole fare prevenzione, allora, occorre trovare qualcosa di stimolante.
Se vogliamo distinguere uso da abuso, possiamo dire che
l’uso è economico, mentre l’abuso è una situazione in
cui uno perde più di quello che guadagna. L’abuso, però,
non è dipendenza. La dipendenza, infatti, non è solo
dipendenza fisica (questa si può curare), ma è bisogno
incontrollabile di assumere la sostanza, anche a distanza di
tempo. La dipendenza è quindi costituita da impulsività
motoria che porta ad associare la gratificazione ad un dato
episodio.
DON
RIGOLDI:
D: dove si collocano gli adolescenti tra uso e abuso?
R: A 11 -12 -13 anni c’è già un inizio di consumo, questo perché
nell’adolescenza ( e spesso anche nella preadolescenza)
c’è bisogno di trasgredire. I border-line e i ragazzi con
vissuti molto dolorosi sono i soggetti più a rischio.
Tra gli adolescenti ci sono più consumatori che abusanti.
Invece a 14 – 15 – 16 anni la cosa più importante è il
sesso. In questa fase della crescita, infatti, la qualità
stessa della vita consiste nel come si sta con gli altri,
nel bisogno di dare e ricevere da loro.
Tuttavia anche a questa età è diffuso l’uso di sostanze
stupefacenti. Qui, però, non è l’eroina a farla da
padrona, bensì l’uso combinato di farmaci ed alcol, molto
pericoloso.
D: L’adolescenza è sempre un’età di disagio o può portare al
disagio?
R: L’adolescenza è un’età di rapida crescita. La plasticità
neuronale è molto elevata nell’adolescenza, poi,
invecchiando, perde di tono. A 14 anni crescono anche la
vita sociale e quella sessuale e si afferma il bisogno di
autonomia, anche se si ha ancora bisogno dei genitori. C’è
voglia di protagonismo e di trasgressione, che è l’esatto
contrario della colpa. Trasgredire è disobbedire
volontariamente e consapevolmente. Disagio e sofferenza sono
tipici dell’adolescenza, ma occorre capire che sono
sentimenti che fanno parte della vita. L’importante è non
restare soli ed isolati. In questa fase, atteggiamenti
troppo autoritari dei genitori sono negativi. Non bisogna
mai dire SI FA COSI’, PERCHE’ LO DICO IO.
Gli adolescenti di oggi sono bombardati da migliaia di
messaggi. L’adolescente vive nel dubbio di non valere
niente. Egli, quindi, ha bisogno di sicurezza, di essere
preso per come è, per quello che è, senza ordini e
imposizioni. L’adolescente
ha bisogno di RESPIRO, non di ordini. Le parole
intelligenti, la testimonianza, la relazione lo aiutano, ma
importante è anche il fargli capire che gli si vuole bene.
Per i figli è molto importante vedere che anche i genitori
si amano.
Essere adolescenti oggi è molto faticoso, più di un tempo.
DOTTOR
MARINO:
Stressando il sistema nervoso, produciamo dal nostro
organismo sostanze simili a droghe che aumentano il nostro
benessere, come nel gioco d’azzardo, negli eccessi
alimentari, nel sesso (si pensi al sex addiction,
consistente nell’avere rapporti sessuali in situazioni
pericolose e/o a rischio), nello shopping compulsivo, nello
sport con doping… La dipendenza, in questi casi, consiste
nella modalità di relazione che stabiliamo con l’oggetto.
Anche la dipendenza affettiva può diventare paranoica
(senso di perdita, gelosia…). Tutto dipende dalla
personalità.
DON
RIGOLDI:
D: Esaminiamo un altro tipo di comportamento e di dipendenza: il
bullismo. Che storia si cela dietro ad esso?
R: Esistono due tipi di bullismo: quello dei gruppi stranieri (es. i
King) che compiono imprese collettive, sono contraddistinti
da regole di ingresso, sono sudamericani; e quello dei
gruppi italiani, opportunistici, che hanno bisogno di un
rimando di potenza, che hanno bisogno di soldi per comprare
roba.
Oggi è molto difficile far capire ai nostri ragazzi che il
male è male e non si deve fare (uccidere, violentare…).
Gli insegnanti si trovano ad avere anche il compito di
educare e aiutare. Dobbiamo
essere noi i COSTRUTTORI DI RELAZIONI e per questo
dobbiamo imparare ad utilizzare delle tecniche (esistono
numerosi saggi al riguardo, tipo il libretto “Drugs” con
giochi di ruolo e drammatizzazione; oppure testi del Dr.
Contessa e del Dr. Spaltro “Giochi psicopedagogici”, con
scambi di ruoli). E riflettiamo su una frase: DIO
C’E’, MA RILASSATI: NON SEI TU!
DR.
MARINO:
La mentalità che contraddistingue i giovani di oggi è:
sono sul giornale, sono in internet, allora ESISTO. Ecco
dunque i bulli che si filmano, si mettono in rete e ne sono
orgogliosi, perché hanno la conferma di essere qualcuno, di
esistere.
Nell’ottocento l’isteria era la valvola di sfogo per
raggiungere obiettivi alla realizzazione dei quali si
opponevano degli ostacoli; oggi, invece, abbiamo i mezzi, ma
non sappiamo dove andare, mancano gli ostacoli contro cui
lottare e si cade nell’agitazione e nell’agito. Da qui
certe espressioni, certe manifestazioni, certi rituali tipo
il piercing, cha fa parte dei tanti riti di iniziazione
odierni. Ma in realtà non inizia nulla, bensì si afferma,
attraverso un atto, che IO ESISTO.
Se a scuola si manifesta una situazione di disagio, è bene
che l’istituzione scolastica operi con uno psicologo.
Secondo
incontro (Relatore: Dr. Renato Briccolo, psichiatra):
LE TOSSICODIPENDENZE
Definiamo
tossicodipendente chi consuma sostanze ed è arrivato ad un
grado di gravità che gli impedisce di fare scelte al di là
della droga.
Il mondo dell’eroina è stato il primo approccio alla
tossicomania. Sono più i consumatori tra gli adolescenti che non i tossicomani. L’LSD non dà assuefazione/dipendenza, ma dà esiti
seri e gravi.
Il circuito del rinforzo ha alla base un aspetto biologico.
Ci domandiamo: che probabilità c’è che l’uso della
sostanza possa portare ad una diffusione a macchia d’olio
del fenomeno? Bassa.
Nelle scuole si creano gruppi omogenei e difficilmente un
gruppo può contagiarne un altro. A volte si delineano
gruppi aggressivi (bulli) che possono dare seri problemi (si
tratta di gruppi di pari attorno ad un leader).
Oggi parliamo di
nuovi consumi che sono quelli di sostanze diverse
dall’eroina. Un tempo nelle città gli eroinomani
dominavano la scena, circa nell’85 ha iniziato a comparire
l’ecstasy. Il fenomeno è partito da Ibiza.
L’ecstasy è una droga eccitante (come le anfetamine).
Questa droga è stata portata in Inghilterra, poi anche in
Italia nelle notti discotecomani, supportate da droghe
eccitanti. Comunque, l’uso di queste droghe, che vengono
ingerite, è limitato a contesti occasionali (feste), perciò
possiamo dire che i nuovi drogati restano in contatto con la
società, con la scuola, il lavoro… diversamente dagli
eroinomani, che si isolavano da tutto il contesto.
Oggi viviamo in una società dove domina del tutto il senso
del piacere e non più quello del dovere. Un tempo
l’educazione era molto rigida, oggi si tende a
perseguire la soddisfazione immediata del proprio bisogno.
Il conflitto tra piacere e dovere è sempre stato parte
dell’uomo ed è sempre stata una fatica farvi fronte, ma
oggi che viviamo in un mondo precario, dove ci sono
promiscuità sessuale e crisi di valori, dove si dà
importanza alle pulsioni, al soddisfacimento immediato, al
piacere, risulta ancora più difficile seguire il dovere. Siamo
diventati consumatori di merci e di emozioni, volti al
piacere senza desiderio e per noi sono diventati importanti
cose come il cibo, il sesso…
In un simile contesto, allora, noi
docenti, insieme ai genitori e agli istruttori sportivi,
siamo gli UNICI ADULTI a contatto con i ragazzi, perché
la chiesa è crollata e il padre spirituale non è più una
figura di riferimento. L’insegnante, invece, lo è ancora.
Quindi è chiamato a svolgere un ruolo educativo molto
importante.
Oggi è venuto meno anche il grande conflitto con la
famiglia e i figli rimangono in casa a lungo, dato che il
contatto familiare è frammentato e fatto di accordi
parziali (accetto questo e quest’altro no),
perciò si arriva alla
frammentazione plurima di identità. Si vive una fase
di adolescenza ed età giovanile protratta che arriva
addirittura fino ai 35 anni. La realizzazione di sé oggi
richiede molto più tempo rispetto a una volta e questo crea
dei grandi problemi. Arrivare all’unitarietà della
persona richiede molto tempo. Come dice lo psichiatra Hilman,
la possibilità per un uomo e una donna di identificarsi con
un unico io è modesta per la frammentarietà della società.
Abbiamo esperienze plurime, più che unitarie. All’interno
di una siffatta visione, ci stanno pure la violenza e
l’aggressività. In gran parte è colpa della televisione,
che porta al denudamento e allo svelamento della persona e a
pseudoconfessioni pubbliche negative. La TV per prima offre
modelli negativi e di mancanza di controllo.
Ma NOI DOBBIAMO ESSERCI NELL’HIC ET NUNC:
è questa l’unica cosa che conta e non significa negare la
pluralità della personalità e del contratto familiare e
sociale e neppure i conflitti.
NOI DOBBIAMO ESSERCI COME PERSONE CON LA NOSTRA
TOTALITA’ E SOPRATTUTTO CON LA NOSTRA UMANITA’ E
NORMALITA’, dobbiamo
essere esempio e proporci come tale. Dobbiamo incominciare
ad essere consapevoli della nostra dualità o
addirittura pluralità. Nessuna delle nostre parti
dev’essere sacrificata alle altre. Solo accettando la
pluralità nostra e altrui possiamo accogliere la differenza
dell’altro e accettarla per aiutarlo. Dobbiamo
realizzare il sé e il sé è totalità e questo richiede
una vita intera.
L’unità è l’armonia del sé ed è un’esperienza
rara, difficilmente raggiungibile e soprattutto non
raggiungibile nella prima parte della vita e a volte nemmeno
nella seconda e non è nemmeno possibile conservarla a
lungo. Dobbiamo anche accettare il ripartire per
ricostruire, perciò dobbiamo entrare in una visione e
concezione ciclica. E’
la comprensione che può aiutarci ad avvicinarci agli
adolescenti e ad avvicinarli a noi. Dobbiamo infondere in
loro SPIRITO DI SACRIFICIO. Ma come? Partiamo da piccole
cose, facendoli riflettere sulla fatica che hanno fatto,
magari inconsciamente, a raggiungerle. Partiamo dal
principio di REALTA’, tenendo presente che la scuola è
palestra del confronto e il concetto di fatica qui è
presente.
Ai giovani d’oggi manca la percezione della necessità
di realizzare cose che richiedono fatica per essere
raggiunte. La nostra è diventata una società molto
selettiva, che accantona le cose che costa fatica fare. Il
dover affrontare una situazione oggi non esiste, non c’è
più capacità di attesa, perciò a
noi adulti resta il compito di aiutare i ragazzi a
comprendere che devono imparare ad ascoltare le parti di sé,
tutte, comprese quelle che non
piacciono, che pesano e che costa fatica seguire.
Oggi non c’è più la scelta tra “o” “o”, ma
esiste solo “e” “e”, nel senso che TUTTO E’
CONCESSO. Invece no! Insegniamo ai nostri giovani che o fai
una cosa o l’altra: non puoi farle entrambe.
Evitiamo, infine, l’espulsione scolastica o almeno diamola
con amorevole comprensione, in modo da evitare il KO e il
senso di fallimento.
Terzo incontro
(Relatori: Dr.ssa Barbatelli, psicologa; Dr. Sangiorgio,
educatore):
LE
DIPENDENZE “INFORMATICHE”
DR.
SANGIORGIO:
Come comunicano tra loro gli adolescenti e come comunicare
con loro?
Il mondo della comunicazione giovanile oggi avviene con
straordinaria rapidità e contemporaneità di strumenti
comunicativi (es. cellulare in contemporanea alla Chat),
tanto che la generazione dei nostri ragazzi d’oggi viene
definita E-GENERATION. I giovani seguono le nuove tendenze
(trend setter), lanciate dalla pubblicità. Le Chat sono
quelle che vanno per la maggiore: non lasciano traccia e
avvengono contemporaneamente. Da tutta una serie di cose
emerge un’adolescenza che ha bisogno di CONTATTI e di
ASCOLTO. Svago e socializzazioni sono le categorie più
forti e più gettonate. Sono la solitudine e
l’insoddisfazione, oltre ai motivi di socializzazione, a
spingere i giovani nelle Chat. Il rischio è quello della dipendenza
da cyber-relazioni. E i genitori latitano un po’
troppo nel controllo, lasciando l’adolescente solo e
libero di navigare nel mondo di internet.
DR.ssa
BARBATELLI:
In base a quanto esposto sopra, si può osservare come la
dimensione comunicativa sia destabilizzata, con conseguente
rischio di senso del vuoto e vuoto di senso. Urge dunque un
RESET. L’esperienza degli sms e delle Chat dimostra come
l’adolescente abbia bisogno di COMUNICAZIONE PERMANENTE. I
nuovi paradigmi dell’esserci nel mondo per l’adolescente
(che ha bisogno di essere visto, di essere presente) oggi
sono:
-
chat o relazione
-
blog o diaristica (pagine di diario personale
pubblicate in un sito)
-
forum o socializzazione
-
cellulari o attestato di presenza permanente
(si pensi anche al solo squillino, per dire ci sono).
Nella
Chat si gioca e ci si diverte; nel forum invece ci si
mostra; nella Chat si giocano le diverse identità, fino ad
arrivare allo svelamento che comporta comunque un rischio.
I blog sono invece giornali di bordo online che attestano la
propria presenza nel mondo e mettono in contatto con esso.
Sono un luogo dove costruire l’immagine di sé.
Il cellulare è l’estensione del sé comunicativo: non lo
stacchiamo mai. Spesso l’adolescente dorme col cellulare
acceso sul comodino e questo è un modo per non interrompere
mai la comunicazione. Cellulare e pc diventano oggetti
preziosi, di cui non si può più fare a meno. Col cellulare
pensiamo di essere sempre presenti e pensiamo che anche
l’altro lo sia per noi, rievocando così continuamente la
presenza.
In tutti questi casi, comunque, si tratta di REGRESSIONE
COMUNICAZIONALE. Questi nuovi sistemi di comunicazione sono
contraddistinti da due caratteristiche: velocità e
pregnanza della frase.
Hikikomori parla di forma di disagio adolescenziale, per cui
il giovane si chiude in una stanza e si isola, ma nello
stesso tempo è circondato da strumenti tecnologici.
Teniamo presente, comunque, che la realtà virtuale non è
mai quella vera. Aiutiamo i ragazzi a riprendere il valore
della comunicazione reale, del dialogo diretto con le
persone, della comunicazione fatta di parole scambiate tra
esseri umani concreti, reali, veri. Solo così eviteremo il
rischio dell’isolamento e della costruzione di false
identità nelle quali il giovane arriva a perdere se stesso.
Laura
Veroni